Cari compagni di corso, nel forse vano e disperato tentativo di rianimare questo blog posto una mia intervista a Marco ( Minimum's boss) e considerazioni varie intorno a Revolutionary Road, che ormai è davvero un luogo per me, un luogo dell'anima, un modo di vedere la vita, insomma una fede! il nostro progetto on line potrebbe contenere cose così no? fatemi sapere cosa ne pensate. Io mi sto occupando di fare una prima scrematura di case editrici da contattare, era questo il mio compito, voi i vostri li ricordate? su che questa cosa va fatta e dobbiamo cercare di divertirci, impegnarci, imparare, curiosare e farla al meglio, se viene una ciofeca ci rimettiamo solo noi. Diamoci dentro!
Letteratura e Cinema
Ancora su Revolutionary Road: Note a margine sul libro e il film più una lunga intervista all’editore italiano del capolavoro di Richard Yates da cui è tratta la pellicola.
Perché Revolutionary road è il titolo di un libro e di un film assolutamente da leggere e da vedere.
Marco Cassini, l’editore della Minimum Fax che nel 2003 pubblicò il romanzo in Italia facendolo uscire da un ingiusto oblio ci racconta come ha “fiutato” uno dei suoi autori più importanti. Riproposto dopo sei anni dalla pubblicazione in Italia, Revolutionary Road esce in una nuova edizione rilegata e arricchita all’interno della prestigiosa collana “I quindici”.
Richard Yates: Ovvero della tragica onestà di un cantore di vite insoddisfatte. Omaggiando lo scrittore scomparso di recente John Updike, riportiamo il suo giudizio sul capolavoro di Yates: “Sono rimasto affascinato e, alla fine, profondamente angosciato dal libro del signor Yates, un libro pieno di compassione, ben cesellato e claustrofobico”. Yates è uno scrittore che non ha mai avuto paura di guardare e scandagliare il lato più amaro delle nostre esistenze. Ci narra di un’America dura e concreta, dove lo iato fra le aspettative, i sogni, il desiderio di essere diversi dagli altri e l’amaro sapore della realtà è forte; tutto questo senso di ineluttabilità, la certezza che neanche una via d’uscita si riuscirà a vedere è presente fin dalla prima pagina delle sue opere. Eppure senza abbattersi il lettore viene letteralmente rapito dalla profonda verità e umanità trasmessa dai personaggi yatesiani, le loro sconfitte riescono ancora a parlare alle nostre di oggi che viviamo mezzo secolo dopo, l’universalità dello scrittore nato a Yonkers nello stato di New York nel 1926 e morto in condizioni disagiate in Alabama all’inizio degli anni novanta purtroppo non è stata adeguatamente valorizzata quando lui era in vita, viene proprio da dire meglio tardi che mai.
Sam Mendes, regista di American Beauty, riesce in un’impresa rara: fare un buon film da un ottimo libro restando fedele alla storia, senza scontentare così i fan entusiasti e sempre più numerosi dello scrittore americano, rendendo giustizia a uno dei molti romanzieri della sua generazione vissuti in povertà che più del successo economico desideravano lettori. Mendes dirige con piglio fermo e creativo la moglie Kate Winslet, brava come sempre se non di più, riunendola a Leonardo Di Caprio dopo oltre un decennio da quel Titanic che cambiò per sempre le vite dei due giovani attori. Di tutto rispetto l’apporto recitativo che danno al film anche Kathy Bates nel ruolo della Signora Givings e Michael Shannon in quello di suo figlio John, uomo affetto da disagio psichico che però, come spesso accade sa denunciare verità scomode che i cosiddetti sani preferiscono nascondere sotto il tappeto dell’ipocrisia e del perbenismo.
Incontro con Marco Cassini, l’editore di Minimum Fax che pubblica in Italia Richard Yates:
D: Come hai scoperto i libri di uno scrittore ingiustamente trascurato per quarant’anni?
R: Matthew Klam circa sette anni fa venne in Italia per presentare il suo libro pubblicato da noi, notai che leggeva con passione e incuriosito volli sapere cosa. Era Revolutionary Road ed io non avevo mai sentito nominare Richard Yates prima di allora. Decisi quindi di condividere la lettura del libro con altre persone in casa editrice e il giudizio più che positivo sul romanzo constatai che era quello di tutti, conversando poi con un’altra scrittrice che pubblichiamo noi, A.H. Homes, seppi che il suo libro preferito di Yates era Easter Parade. Comprammo i diritti di questi due romanzi, nel frattempo negli Stati Uniti uscì un’edizione particolarmente ricca dei racconti di Yates con introduzione di uno scrittore premio Pulitzer, Russo, e pensammo quindi che non ci saremmo voluti fermare alla pubblicazione in italiano dei due romanzi già apprezzati. Venni a sapere che Yates aveva già avuto una sua storia editoriale nel nostro paese, Garzanti nei primi anni sessanta aveva pubblicato Revolutionary Road con il titolo I non conformisti. Da noi era uscita anche la raccolta di racconti Undici solitudini. Nel frattempo avevo scoperto chi era l’agente letterario di Yates, una volta che gli chiesi ufficialmente di comprare i diritti mi rispose stupito che casualmente in quel periodo ben altri due editori italiani avevano fatto la mia richiesta. Ad ogni modo io non rubai Yates a nessuno, fu una coincidenza, avevo già fatto un’offerta che era stata accettata. Paradossalmente i diritti per Revolutionary Road ci costarono poco, mentre per quelli degli altri libri che probabilmente venderanno meno abbiamo dovuto spendere molto di più. Nick Laird ci ha fatto l’introduzione per Easter Parade, Paolo Cognetti l’ha scritta invece per Undici solitudini mentre il prossimo libro di Yates che pubblichiamo uscirà a giugno con l’introduzione di Zadie Smith, tutti autori nostri amici o che pubblicano con noi altrettanto appassionati di Richard Yates, delle loro introduzioni siamo decisamente fieri; per quanto riguarda invece l’introduzione a Revolutionary Road abbiamo deciso di mantenere quella dello scrittore Richard Ford redatta per l’edizione americana del 2001. Dopo aver pubblicato il capolavoro di Yates nel 2003, quest’anno, in occasione dell’uscita del film di Sam Mendes e della nostra collana I quindici, che celebra con nuove edizioni rilegate i titoli particolarmente significativi nella storia editoriale dei nostri primi quindici anni d’attività abbiamo deciso di far riuscire il libro arricchendolo di contenuti extra, come nei dvd. C’è un brano di Blake Bailey tratto da una sua bellissima biografia su Yates, una testimonianza della figlia dello scrittore che è andata a visitare il set del film e racconta cosa ne avrebbe pensato il padre, per finire con Yates stesso che scrive dei suoi maestri riferendosi a Flaubert e Fitgerald, c’era un altro suo pezzo che parlava di Salinger ma non siamo riusciti a comprarne i diritti.
D: Citando proprio Bailey, Yates è sempre un “cantore di vite insoddisfatte”?
R: Fondamentalmente sì, è così sia per Easter Parade che per i racconti Undici solitudini, undici storie di vite abbastanza disastrate, il prossimo che pubblichiamo non sarà da meno. Pubblicheremo ancora Yates per diversi anni, purtroppo come lui stesso ammetteva e come ha sempre rilevato la critica il suo capolavoro è stato il suo primo libro che è proprio Revolutionary Road, e anche se gli altri sono senza dubbio belli il genio creativo decisamente superiore alla media e mai più eguagliato presente nel suo esordio è innegabile.
D: Pensando oltre a Yates a due autori importanti tradotti in parte e pubblicati da Minimum Fax come Carver e Foster Wallace (purtroppo morto suicida lo scorso settembre), mi viene da chiederti se secondo te per scrivere letteratura di alto livello la sofferenza è necessaria.
R: No, penso di no, c’è da fare senz’altro un distinguo tra la sofferenza data dalla mancata agiatezza economica e quella dovuta ad altri motivi. Sicuramente se si ha già denaro si scrive meglio e più tranquillamente, d’altro canto è indubbio che spesso ci appassionano le storie tormentate e queste molte volte derivano da esperienze autobiografiche di chi scrive non felici. Trovo interessante un libro dove anche quando non c’è particolare tragicità qualcosa di irrisolto c’è, qualcosa di non scontato, quel nodo non sciolto che dà al lettore uno stimolo in più, una spinta al rovello interiore.
D: Qual è la particolarità della scrittura di Yates?
R: Una verità nei fatti che racconta che sa essere anche “tragica onestà” come scrive Bailey, Yates è onesto perché racconta sia come temi che come scrittura una realtà senza trucchi, mancano complicazioni e picchi in ambito stilistico che sa raggiungere però sul piano emotivo; è uno scrittore che procede verso i suoi obiettivi senza barare, in modo cristallino e preciso con stile piano ed efficace. Detto questo, credo sia anche bravo a riprodurre e suggerire i complessi processi mentali dei suoi personaggi. Sa essere accessibile ma ad un secondo livello di lettura ha caratteristiche anche da “thriller psicologico” come in America qualcuno ha definito il suo capolavoro, c’è un sottotesto di tensioni davvero potente, ammirevole è proprio la sua capacità di mettere davanti agli occhi del lettore il mondo interiore delle vite raccontate. Io da lettore ed editore, ma anche come spettatore cinematografico o teatrale voglio proprio vedere ciò che sa mostrare uno come Yates: attraverso il tipo di linguaggio scelto voglio riconoscere qualcosa senza che ci sia bisogno di qualcuno che me lo spieghi.
Valeria Natalizia
Cinem'Art di marzo 2009
e blog del corso "Il lavoro editoriale"
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